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Aborto, nessuno può giudicare Vergognoso l’accostamento tra “reati” del sacerdote di Bologna

E’ davvero ignobile l’accostamento tra i delitti di mafia del boss Salvatore Riina e le battaglie per l’autodeterminazione delle donne portate avanti da Emma Bonico.

La figura del Capo di Cosa Nostra – le cui ‘gesta’ hanno giustificato la condanna a 26 ergastoli – viene usata, contrapposta a quella dell’ex ministro ed esponente radicale Emma Bonino, per tracciare un parallelo con la questione dell’aborto.

A farlo è un parroco bolognese, don Francesco Pieri che, sulla sua pagina Facebook, posta provocatoriamente una frase-choc: “ha più morti innocenti sulla coscienza Totò Riina o Emma Bonino?”. A stretto giro la replica della leader radicale. “Gli insulti normalmente qualificano chi li fa non chi li riceve e, comunque, immagino che questo don Piero abbia fatto il mio nome per rappresentare milioni di donne che hanno subito in un modo o nell’altro il trauma dell’aborto. L’offesa quindi non l’ha rivolta a me ma a milioni di donne italiane” ha detto Bonino.

Sono parole feroci quelle pronunciate dal sacerdote. Sono parole che offendono le donne.

Credo che la Chiesa dovrebbe provare profondo imbarazzo per un comportamento che esprime condanna e disprezzo per l’autodeterminazione del sesso femminile. Ma soprattutto per un tema estremamente delicato dal punto di vista etico e morale. Un tema sempre doloroso.

 Voglio di dire agli uomini, ai sacerdoti, agli “umani” o “sub umani” in generale: del corpo delle donne decidono le donne e dei temi che riguardano la coscienza di ciascun individuo se proprio non avete la cultura e la sensibilità per comprendere o tentare di capire allora fate lo sforzo di TACERE. Restate in silenzio. Bloccate la tastiera del vostro telefonino o i movimenti della vostra lingua e evitate di diffondere offese in libertà.

Si tratta di parole pericolose che generano discriminazione, odio e ignoranza populista.

Sono parole inaccettabili. Ancora di più se arrivano da un esponente della Chiesa.

Don Lorenzo Pieri dovrebbe essere colui che “salva le anime” di una comunità religiosa e guida all’insegnamento? Può essere adeguato ad un ruolo simile?

L’interrogativo consegnato alla Rete dal sacerdote bolognese campeggia a una decina di giorni di distanza dalle critiche e dalle polemiche sollevate da altre parole scritte, sempre su Facebook, da un altro prete felsineo, don Lorenzo Guidotti, riguardo la violenza subita da una 17enne dopo una serata alcolica per la quale aveva detto di non provare pietà.

A rivelare quanto postato sul Web da don Pieri, docente alla Facoltà teologica dell’Emilia-Romagna, è stato ‘il Resto del Carlino’ cui il parroco ha replicato con un “no comment” sulla richiesta di chiarimenti.

Mi sento offesa come donna. Sono davvero stufa delle parole degli uomini che giudicano con superficialità. Mai una volta che fossero loro nel centro delle polemiche. Anche con lo scandalo molestie, i giudizi degli uomini e di alcune di donne, sono stati capaci di “spostare il dibattito”: non si parla di condannare gli orchi, no. Si parla del ritardo con il quale arriva la denuncia.

E’ sempre colpa delle donne. Ma BASTA!

 

 

 

4 Comments

  • Giuseppe Fortuna

    21 Novembre 2017 at 7:26

    Io trovo invece vergognoso l’accostamento fra aborto e concetto di “pratica medica”, fra un bambino e una “escrescenza”.
    Però comprendo che la verità sia così abominevole che il cervello umano non riesca ad accettarla come tale e preferisca chiamare “autodeterminazione delle donne” l’omicidio di un bambino e “mancanza di sensibilità” la denuncia di un genocidio.

    Sappiate che un’escrescenza, per quanto la lasciate lì dov’è, non vi sorriderà mai.

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      • Giuseppe Fortuna

        22 Novembre 2017 at 11:15

        Perfettamente d’accordo.
        Il guaio è che invece si è fatto dell’aborto un cavallo di battaglia del femminismo.
        5 milioni di aborti in Italia dal 1978. 1 bambino abortito volontariamente ogni 4 gravidanze. Questa è la conseguenza di quelle lotte sostenute dalla Bonino.

        Come se le donne avessero bisogno di uccidere i propri figli per dimostrare la propria autonomia e il proprio valore.
        Ma non è imitando la parte peggiore degli uomini che si dimostra la propria autodeterminazione, bensì come spesso accade mostrando di quanto amore una donna è capace. Spesso molto più di quello che è in grado di fare un uomo.

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    • Maria Cava

      27 Novembre 2017 at 23:10

      Gentile Giuseppe, comprendo bene il valore di quanto esprimi.
      E non intendo giudicare chi si trova di fronte ad una scelta dolorosa. Chi sono io per giudicare?
      Penso però che di fronte a certe scelte non ci siano solo le donne, forse mancano gli uomini… Forse è mancato un uomo accanto ad una donna che ha deciso di sottoporsi ad un aborto … E’ una delle tante ipotesi. Ma ripeto è un tema così complesso e che riguarda la coscienza di ciascuno di noi. Richiede molto rispetto.

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