L’alba dei droni

Comunemente vengono chiamati droni e si tratta di aeromobili a pilotaggio remoto APR, anche noti con altri acronimi, RPAS Remotely piloted aircraft System, UAV Unmanned aerial vehicle, RPV Remotely piloted vehicle, ROA Remotely operated aircraft, o UVS Unmanned vehicle system. Macchine volanti senza pilota a bordo il cui volo è controllato da un computer oppure tramite il controllo remoto di un navigatore o di un operatore – pilota. La rapida innovazione tecnologica ha reso possibile l’estensione del loro uso, inizialmente solo militare, anche in ambito civile, dove sono impiegati nella sorveglianza aerea, con finalità di telerilevamento e ricerca e, più in generale nelle operazioni di salvataggio, prevenzione e intervento in emergenza incendi, per fare alcuni esempi. Hanno il grande pregio di poter essere utilizzati in situazioni di elevato pericolo per la vita umana e nelle aree inaccessibili volando a bassa quota. Il primo “aeroplano automatico”, Hewitt-Sperry,noto come bomba volante, fece il suo primo volo nel 1916; il vero sviluppo avvenne tra le due guerre mondiali e si arrivò alla produzione di 15000 macchine utilizzate durante la seconda guerra mondiale. Il primo modello utilizzato dall’Esercito Italiano fu il

CL – 89, o AN USD 51”, prodotto dalla Canadair, in servizio fino al 2000. Modelli ben lontani dai recenti sviluppi delle imprese del settore aeronautico e aerospaziale che stanno fortemente investendo in innovazione per velivoli a pilotaggio remoto di piccole dimensioni con caratteristiche innovative ed ampiamente flessibili, veicoli a lunga autonomia per applicazioni governative o per servizi di sorveglianza e manutenzione di grandi infrastrutture e con uso duale: civile e militare.“Un settore nel quale in Campania siamo fortemente competitivi e nel quale esiste un solo concorrente in ambito militare”, spiega Michelangelo Giuliani del Consorzio Caltec, che partecipa al Distretto Aerospaziale della Campania, e che realizza “aerei senza pilota” a propulsione elettrica che si caratterizzano per semplicità operativa, configurabilità e ridotto numero di interventi manutentivi. “Le eliche sono azionate da dispositivi a propulsione elettrica per dare la massima flessibilità –spiegaGiuliani – nel settore occorre trovare un compromesso tra l’innovazione degli aeromobili e i regolamenti per farli volare, regole che sono le stesse applicate per gli aerei con i piloti a bordo”. Un altro protagonista dell’innovazione campana, che si avvia alla fase di sperimentazione è ULTRAS.  L’acronimo sta per Unmanned Lightweight Tactical Regional Areal System,e identifica un sistema complesso costituito da un velivolo senza pilota e l’insieme dei sistemi di volo: il computer di controllo, il motore, la sua unità di controllo elettronica, gli attuatori, il lanciatore etc.

Si tratta di un sistema sviluppato ed integrato in partnership con la Techno System Developments e la collaborazione con centri di Ricerca, fra cui il SICTA-ENAV, e le Università, fra cui la Seconda Università di Napoli e l’Università del Salento –  spiega Danilo Malacariadi DEMA– Il progetto è stato concepito guardando ai grandi cambiamenti normativi: attualmente infatti l’Unione Europea e l’ente certificatore EASA stanno riscrivendo le regole per la certificazione assimilando tali sistemi agli aeromobili con piloti a bordo. ULTRAS è stato progettato per soddisfare i futuri requisiti certificativi: è dotato di una serie di sensori cooperativi, di sistemi di comunicazione e controllo ridondati. Una caratteristica assolutamente innovativa se riferita agli attuali standard di mercato per assicurare il rapido sviluppo di soluzioni che garantiscano la sicurezza e la privacy dei cittadini, nonché degli altri utenti dello spazio aereo”.

Il velivolo sviluppato da DEMA ha un peso al decollo di circa 250Kg e apertura alare di 8 metri. Rispetto al mercato di riferimento ULTRAS presenta un’autonomia di volo dalle 18 alle 24 ore. Può volare sia a vista che attraverso by pass del segnale al satellite. Èdotato di ali che possono montare serbatoi ausiliari ma anche sistemi armati. Ultras è progettato per pattugliare e sorvegliare territori in presenza di incendi, o zone di inquinamento o persone in stato di difficoltà; per identificare e segnalare gli obiettivi alla stazione a terra e per l’inseguimento di obiettivi; per il controllo dei territori e per lo sviluppo di mappe 3D, ma anche per il monitoraggio di attività legate all’agricoltura.

C’è necessità di disporre a livello regionale, multiregionale e nazionale di un’adeguata infrastruttura di ricerca o supporto alla ricercaspiega Luigi Carrino, Presidente del DAC, Distretto Aerospaziale della CampaniaE per noi l’elemento primario è sicuramente l’aeroporto di Grazzanise, di competenza dell’aeronautica militare con la quale abbiamo ottimi rapporti. Stiamo proponendo in diversi tavoli la costituzione di un ‘corridoio di volo sperimentale’, vale a direcorridoi protetti, per lo sviluppo di UAV o RPAS”. Oggi gli APR non possono volare dove volano gli aerei. E l’ENAC crea ad hoc dei corridoi protetti per il tempo necessario. “Pensiamo ad un corridoio che coinvolga gli aeroporti di Grottaglie in Puglia, Trapani in Sicilia, Grazzanise e Decimomannu/Tortolì in Sardegna, magari estendendosi poi verso altre regioni del centro-nord – continua il presidente del DAC, Carrino– Una tale infrastruttura è indispensabile per poter disporre di un adeguato spazio pronto all’uso per testare e qualificare i nuovi sistemi RPAS, ed i servizi prototipali sviluppabili con tali mezzi. Uno degli utilizzi del corridoio di volo sperimentale è anche legato al volo suborbitale, vale a dire compreso nella porzione di spazio compresa tra i 15 e i 100 km”. Degli sviluppi dello spazioporto italiano si cui si è parlato anche in America, dove l’Italia delle imprese aerospaziali ha promosso la tecnologia aerospaziale italiana insieme all’Agenzia Spaziale Italiana partecipando di recente a SpaceCom, uno degli eventi più importanti negli Stati Uniti dedicato alle applicazioni commerciali delle tecnologie spaziali, che si è svolta a Houston dal 26 al 28 novembre scorso.  C’era la NASA con otto dei suoi centri tecnologici insieme ad altri attori dell’aerospazio come Boeing, Lockheed Martin, Northrop Grumman/Orbital, SpaceX e c’era il DAC intervenuto nella delegazione italiana insieme a Altec, Thales Alenia Space, E-Geos e i cluster aerospaziali di Lombardia e Piemonte.  Inoltre, il DAC ha partecipato alla riunione della Global Spaceport Alliance, insieme ai rappresentati di tutti gli spazioporti degli Stati Uniti e di alcuni potenziali spazioporti internazionali; tra i temi oggetto degli scenari di sviluppo anche la candidatura dell’aeroporto di Grazzanise come hub per le attività di sperimentazione.

“Grazzanise – aggiunge Carrino– potrebbe rappresentare un’evoluzione rispetto alle ipotesi oggi in campo perché potrebbe essere accoppiato all’aeroporto di Decimomannu/Tortolì in Sardegna per effettuare voli suborbitali da un punto all’altro, senza restare vincolati ad un unico sito per lancio ed atterraggio. Grazzanise, come parte del corridoio, potrebbe diventare un vero e proprio hub per attività sperimentali legate alle tecnologie abilitanti per il volo ad alta velocità, da sviluppare insieme al CIRA, Università Federico II, PMI come Trans-Tech, ALI, Blue Engineering, Protom, ma anche MBDA, OHB Italia, ecc. Ecco perché stiamo proponendo l’istituzione di un tavolo che coinvolga Distretti delle regioni interessate e tutti gli altri attori del sistema coinvolti sulla tematica – conclude il Presidente del Distretto dell’Aerospazio campano, Luigi Carrino. Insomma, la Campania delle imprese aerospaziali è candidata a realizzare il poligono sperimentale suborbitale tra Campania e Sardegna con il coinvolgimento e l’integrazione degli aeroporti di Grazzanise, Decimomannu e Tortolì oltre che delle aree tecnico-sperimentali del PISQ (Poligono Interforze di Salto di Quirra, Sardegna). Una possibile e auspicabile alleanza tra il DAC e il DASS (Distretto aerospaziale della Sardegna), che potrebbe allargarsi al Distretto Tecnologico Aerospaziale della Puglia con l’uso dell’aeroporto di Grottaglie come base per i voli suborbitali di aziende estere come Virgin Galactic e per l’orientamento allo sviluppo del turismo spaziale.

(Articolo pubblicato su IL MATTINO 4.0 di sabato 22 dicembre 2018)

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