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L’italiana Gabriella Colucci è ‘Donna innovatrice Ue’ 2018

L’italiana Gabriella Colucci e’ la ‘Donna innovatrice Ue’ 2018. La fondatrice di Arterra Bioscience di Napoli vince 100mila euro . Il premio è assegnato alle “donne di successo” che hanno “portato sul mercato le loro idee innovative” grazie ai fondi del programma per la ricerca europeo Horizon 2020. La CEO e fondatrice di Arterra Bioscience, azienda biotech di Napoli che si occupa di scoprire e produrre composti attivi per applicazioni industriali in settori come i cosmetici e l’agricoltura, ha vinto i 100mila euro messi in palio per il primo premio della competizione.  Non ce l’ha fatta invece Anna Fiscale, fondatrice del progetto veronese Quid che realizza vestiti recuperando localmente tessuti italiani e impiegando donne con un passato di fragilità. Fiscale era nella terna di finaliste della categoria ‘emergenti’, dove a spuntarla è stata invece la norvegese Karen Dolva co-fondatrice della No Isolation, che si occupa di strumenti di comunicazione su misura per gruppi socialmente marginalizzati. Le 12 finaliste del premio, giunto alla quinta edizione, erano state selezionate da una giuria indipendente fra 122 candidature provenienti da tutta Europa.  La partecipazione delle donne e il loro contributo alla ricerca e all’innovazione è fondamentale per la crescita europea. Oggi, solo il 31% degli imprenditori europei è donna.

Gabriella Colucci grazie alle sue ricerche sul biotech è diventata un punto di riferimento delle aziende di cosmesi internazionali. Nel ’95 dopo un periodo di studio in Australia è a San Diego, nel laboratorio del professore Maarten J. Chrispeels dove è stata inserita in un progetto definito “ad estremo rischio” di applicazione bio-medica per l’identificazione di un gene di una pianta, di un fagiolo, che ha un’azione chemio-protector ovvero protegge le cellule staminali del sangue dalla radioterapia e dalla chemioterapia. Dopo questa esperienza presso l’Università della California ha lavorato presso una società farmaceutica statunitense che voleva costituire una start up incentrata sull’applicazione bio-medica delle piante e così ha guidato il gruppo di biologia-molecolare delle piante. Per una serie di scelte personali  è tornata in Italia, a Napoli, e nel 2004 ho costituito la società Arterra Bioscience  che si occupa di biotecnologie. Nel 2005 l’Isagro ha comprato il 22% di Arterra affidando alla società contratti sull’agricoltura. Poi nel 2007 con il progetto GenoPOM (ndr progetto cofinanziato dal PON Ricerca e Competitività)  Arterra ha iniziato a sviluppare un primo prodotto per l’agricoltura e mentre veniva scritto il brevetto è emerso che la composizione assomigliava ad un collagene (della pelle). Poi la presentazione della materia prima al comitato tecnico dell’Estée Lauder a New York segna il cambio di passo. Subito dopo nasce con Intercos una Joint venture che si chiama Vitalab e che commercializza questi principi attivi.

 

Qui la sua testimonianza quando entrò fra le finaliste ( fonte EU Science & Innovation)