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‘Tampon tax’, al via campagna ‘ciclo non è un lusso’

La Tampon Tax e’ l’imposta IVA al 22% che grava su alcuni beni considerati di lusso: yacht, auto costosissime, crociere, gioielli, abitazioni e cibi fuori dalla portata dei comuni mortali. La stessa tassa viene pagata anche sugli assorbenti igienici per le donne.   Assorbenti tassati come gioielli, anche se di “prezioso” in concreto hanno solo il prezzo. Gli assorbenti e i prodotti igienici femminili, così come i pannolini in generale, in Italia rientrano ancora nella fascia dei beni considerati di lusso, di cui cioè si potrebbe fare a meno. Hanno un’Iva al pari di articoli di abbigliamento, sigarette, vino e altri prodotti che non sono considerati di prima necessità. Una necessità che si ripropone ogni mese durante tutto il periodo fertile, che in media dura quarantacinque anni. Senza contare che richiede un esborso non indifferente, che si calcola in un anno per ogni donna mediamente intorno ai 100-150 euro.

E’ per dire no a questa tassazione che da qualche giorno è nata una campagna nazionale dal nome “Il ciclo non è un lusso”che, attraverso una raccolta firme su Charge.org, vuole abbassare l’IVA agli assorbenti femminili al 4%, considerandoli quindi come beni di prima necessità (quali essi sono) e allineandosi finalmente alla tassazione degli altri Paesi europei.  L’obiettivo è duplice: alzare l’attenzione e ottenere l’abbassamento su una tassazione vergognosa e, allo stesso tempo, affrontare senza paura un tema considerato ancora tabù, su cui c’è molta ignoranza e di cui c’è molta ritrosia a parlare. In soli 5 giorni la campagna ha raccolto oltre 4000 firme su e (il numero cresce di ora in ora, poiché’ sta girando molto. Le firme servono come strumento di contrattazione politica, per indicare a gran voce a chi ha la responsabilità di governo questa urgenza.

Gli assorbenti sono beni di prima necessità, li usiamo tutte 5 giorni al mese, possibile che sia pagato come un bene di lusso? E perché’ i rasoi degli uomini invece sono tassati al 5%? Perché dei beni necessari per ogni donna in età fertile devono essere tassati cosi’ duramente? E’ una tassazione discriminatoria.

“Chiediamo che gli assorbenti vengano considerati per quello che sono, beni essenziali, e tassati di conseguenza.Applicate sui prodotti sanitari femminili (assorbenti, tamponi, coppe e spugne mestruali) l’aliquota IVA minima del 4%, equiparandoli ai prodotti essenziali”, così sul sito della petizione avviata a fine anno.

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Nel nostro Paese l’aliquota ordinaria sugli assorbenti è stata introdotta nel 1973 ed è cresciuta nel tempo dal 12 per cento fino alla quota odierna del 22 per cento. A differenza di prodotti come il tartufo o i francobolli da collezione, che hanno ottenuto un’imposta agevolata al 10 per cento, i prodotti femminili però,  non hanno ancora subito una riduzione dell’aliquota. Diverso destino dai rasoi da barba, che sono invece un bene primario con aliquota al 4 per cento, così come latte e occhiali.

Anche dal punto di vista simbolico e culturale, il fatto che i rasoi da barba abbiano un’aliquota Iva inferiore a quella degli assorbenti  è un segnale più che evidente di una discriminazione insopportabile.

 Negli Stati Uniti in difesa delle donne era intervenuto lo stesso Barack Obama. L’ex presidente Usa, intervistato a marzo 2016, disse che “non aveva idea del motivo per cui questi beni siano considerati di lusso” e che probabilmente “il motivo è che a fare le leggi sono gli uomini”.

 

 

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