Helena Janeczek guida la cinquina delle donne del Premio Strega 2018, votata a Casa Bellonci a Roma, con un libro che ripercorre l’incredibile vita di una DONNA, Gerda Taro, la prima fotoreporter morta su un campo di battaglia a 26 anni. Con il suo ‘La ragazza con la Leica’ (Guanda) ha avuto 256 voti. “Sono stordita ma felice. E’ la prima volta che partecipo al Premio Strega ed essere a Casa Bellonci è molto emozionante” ha detto la Janeczek che è di origine tedesca naturalizzata italiana.  “In realtà scrivo in italiano da tantissimi anni. E’ una lingua che ho imparato da piccola. La mia lingua madre adottiva verso la quale ho sentito il maggiore amore” spiega la scrittrice ora in corsa per la vittoria, il 5 luglio al Ninfeo di Villa Giulia. Nella tripletta di donne in cinquina, Sandra Petrigani, al terzo posto con ‘La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg’ (Neri Pozza), 200 voti, e al quarto Lia Levi, già Premio Strega Giovani con il suo ‘Questa sera è già domani’ (Edizioni E/0), 173 voti. Al secondo posto Marco Balzano con ‘Resto qui’ (Einaudi) che ha avuto 243 voti e, a differenza della Janeczek, più apprezzata dagli Amici della Domenica, è stato tra i piu’ votati tra i lettori delle librerie e all’estero insieme a Francesca Melandri, prima degli esclusi con ‘Sangue giusto’ (Rizzoli) che ha avuto 149 voti. “Ho preso pochi voti dagli Amici della Domenica (la giuria del Premio) e tanti dai lettori, dalle biblioteche e dall’estero. Sono molto contento di questo. E poi in mezzo alle donne sto bene. Era nell’aria che sarebbe stata una cinquina femminile. Sono tre libri molto belli” dice Balzano che con la voce narrante di una DONNA descrive un fatto vero ma dimenticato, una gigantesca catastrofe linguistica nel Sud Tirolo. Felice Sandra Petrignani che si aspettava di arrivare quinta, posto occupato invece da Carlo D’Amicis con il suo ‘Il gioco’ (Mondadori), 151 voti, che se ne e’ andato poco dopo lo spoglio. “Siamo tra donne, mi sembra una bella vincita. Siamo sempre in minoranza. Non per fare una questione di quote. Mi aspettavo un quinto posto difficile, anche se mi dicevano tutti di stare tranquilla. Non vinco mai nulla. In fondo stare in cinquina è già vincere. Adesso mi godo questo terzo posto” spiega la Petrignani. E aggiunge, del suo libro che segue le tracce di Natalia Ginzburg, visitando le case che abitò, da quella siciliana di nascita alla torinese di via Pallamaglio – la casa di Lessico famigliare – all’appartamento dell’esilio a quello romano in Campo Marzio, di fronte alle finestre di Italo Calvino: “Non è un classico romanzo, è la mia poetica. Il romanzo è esaurito, ha dato il meglio di se nel secolo scorso. A me piacciono le forme di narrativa ibride e sono contenta piaccia questa linea”. Lia Levi, fresca dalla vittoria del Premio Strega Giovani con un romanzo ispirato a una storia vera, quella del marito della scrittrice, nato a Genova nel 1927 da una famiglia ebrea, in cui racconta cosa significa crescere sotto il fascismo, è raggiante: “bene il Premio Strega Giovani, ma ci vogliono anche gli adulti. Il mio protagonista è giovane ma la storia racconta uno dei periodi più bui dell’Italia, le leggi razziali, la necessità di fuggire”. Su un totale di 660 aventi diritto al voto hanno espresso tre preferenze in 576, per una percentuale dell’87,2%. Le schede nulle sono state quattro. A presiedere il seggio, Paolo Cognetti, vincitore del Premio Strega 2017.