La separazione per colpa potrebbe non esistere più. E potrebbe scomparire il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. Care mamme che avete rinunciato al lavoro per crescere i figli sappiate che le vostre vite stanno per cambiare in peggio. E voi papà in carriera, se separati o in procinto di farlo, organizzatevi bene perché per almeno 12 giorni al mese, non potete annullarvi solo per il lavoro ed il vostro capo. Tutto questo potrebbe diventare realtà se il disegno di legge Pillon diventasse legge.

E’ vero, ci sono tanti papà separati che hanno vissuto e vivono la separazione con frustrazione profonda. Molti si sono impoveriti. E succede spesso che nella separazione sia l’intera famiglia ad impoverirsi se guardiamo l’aspetto economico. Le “voci”e le polemiche di questi papà sono oggi raccolte nel disegno di legge del senatore leghista Pillon, che è stato anche l’organizzatore del family day, noto per le sue prese di posizione contro le unioni civili e l’aborto. Il ddl introduce la “bigenitorialità perfetta”: in caso di separazione di una coppia, il mantenimento dei figli, il loro affido, e di conseguenza i costi e il tempo passato con loro, devono essere equamente divisi tra padre e madre. Il ddl punta tra le altre cose a prevedere come obbligatoria per le coppie con figli la mediazione al fine di aiutarle a trovare un accordo nell’interesse dei minori. Se una donna è priva di reddito, tutte le spese toccheranno al padre, che però non darà un assegno forfettario, ma pagherà direttamente le spese vive, o pagherà una cifra a fronte di fattura.

Una delle critiche più accese riguarda il fatto che tale ddl di fatto sarebbe un disincentivo per le donne che subiscono violenza a chiedere la separazione.

Il disegno di legge dimentica che in Italia le mamme per la maggior parte non lavorano o non guadagnano come il partner, perché devono occuparsi dei figli. I papà, per la maggior parte, sono tranquilli e felici se le mamme si dedicano ai figli e non lavorano fuori casa o optano per un part time (diffusissimo tra le donne che lavorano).

Il disegno di legge Pillon impone ai genitori, e al giudice, di valutare prioritariamente la possibilità di individuare un calendario secondo il quale i figli trascorrano lo stesso tempo con la mamma e con il papà (“tempi paritetici o equipollenti”). In questo nuovo quadro organizzativo dei tempi che i figli trascorreranno con mamma e papà (che il disegno di legge chiama “piano genitoriale”), prendono piede due ulteriori novità. La prima è quella relativa alle modalità di mantenimento dei bambini che sarà di regola quella diretta, nei rispettivi periodi di permanenza presso di sé dei minori. In altre parole, ciascun genitore provvederà – personalmente – alle spese di mantenimento ordinario dei figli durante i periodi che i bambini trascorreranno con loro. Solo quando clamorosamente necessario, e quindi come ipotesi residuale, il giudice potrà stabilire – continuando a tenere in considerazione quali parametri le esigenze dei figli e le rispettive risorse economiche – che un genitore corrisponda un assegno periodico all’altro a titolo di contributo di mantenimento per la prole.

L’ulteriore devastante (e maschilista) novità sancita dal disegno di legge riguarda il principio dell’assegnazione della casa coniugale.

Oggi l’assegnazione avviene a favore del genitore collocatario dei minori in via prevalente. Quasi sempre la madre, giacché è in linea di massima lei il genitore di riferimento.

Tale principio, pertanto, perde la sua ragion d’essere con la previsione di un calendario di affidamento paritetico e, conseguentemente, l’obiettivo di “due case” per i bambini.

Pertanto, fatta salva l’ipotesi nella quale sia il giudice a precisare chi può continuare a vivere nella casa coniugale, tutte le questioni relative alla proprietà o alla locazione saranno risolte in base alle norme civilistiche vigenti in materia di proprietà e comunione.
Insomma Pillon stravolge il diritto di famiglia vigente in Italia; mina alla base lo sviluppo armonico di bambine e bambini figli di coppie separate, costringendoli a vivere scissi in tempi paritetici tra genitori; aggrava i costi della separazione inserendo obbligatoriamente la figura del ‘mediatore familiare’, che è a carico di chi si separa.

Bigenitorialità non vuol dire uguaglianza e parità materiale, bensì pari responsabilità nella gestione di due ruoli diversi e complementari

Come l’Onu definisce il disegno di legge Pillon sulla riforma dell’affido condiviso?

“Disposizioni che potrebbero comportare una grave regressione, alimentando la disuguaglianza e la discriminazione basate sul genere, e privando le vittime di violenza domestica di importanti protezione”.

Si legge nella lettera inviata al governo italiano dalle relatrici speciali delle Nazioni UniteDubravka Šimonović, sulla violenza contro le donne, e Ivana Radačić, che è anche presidente del gruppo di lavoro sulla questione della discriminazione verso le donne nelle leggi e nella pratica, e che esprimono “profonda preoccupazione” per la proposta presentata dal senatore della Lega.

LINK AL DISEGNO DI LEGGE:

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01071882.pdf

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Il disegno di legge a prima firma Pillon è arrivato in commissione Giustizia del Senato lo scorso 10 settembre 2018. Attualmente è all’esame della Commissione Giustizia del Senato.

Sul ddl Pillon è in corso un confronto all’interno della maggioranza.

Il gruppo M5s non intende dare il proprio appoggio se prima non saranno fatte modifiche consistenti al provvedimento.

Nel contratto di governo, al paragrafo diritto di Famiglia, si legge quali sono gli obiettivi del governo Lega-M5s: nell’ambito di una rivisitazione dell’istituto dell’andamento condiviso dei gli, l’interesse materiale e morale del figlio minorenne non può essere perseguito se non si realizza un autentico equilibrio tra entrambe le figure genitoriali, nel rapporto con la prole.