Non tutti sanno che l’automazione della metropolitana di Rio de Janeiro, inaugurata in occasione dei giochi olimpici è stata sviluppata dai professionisti di Engineering  che lavorano a Napoli.

Da sempre siamo a Napoli e a Torre Annunziata dove abbiamo i nostri laboratori per le telecomunicazioni e per l’Industria 4.0, con 550 persone di cui ben 104 ricercatori, con una forte specializzazione sull’industria dei trasporti. Sempre a Napoli operiamo nel settore della Sanità e della PA e serviamo applicazioni per la sanità in tutta Italia”, ad affermarlo è Paolo Pandozy, CEO di Engineering S.p.A.,la terza azienda in Italia tra quelle industriali con almeno 10 mila dipendenti, dietro a Fca e Leonardo e che cresce ad una velocità incredibile. Negli ultimi 3 anni Engineering ha assunto a Napoli circa 200 persone a tempo indeterminato, ed entro la fine di quest’anno prevede di assumerne altre venti.

L’ingegnere Pandozy, da oltre 35 anni in azienda, è l’uomo che ha guidato il Gruppo nei passi più̀ importanti, dalla quotazione alla Borsa di Milano nel 2000, all’acquisizione di Atos Origin Italia nel 2008, Dynpro Sistemas do Brazil nel 2011 e T-Systems Italia nel 2013.

L’amministratore delegato della più grande realtà italiana impegnata nella trasformazione digitale del Paese e con una presenza molto importante anche sul territorio campano ci svela alcuni segreti sulla loro visione e il modo di fare azienda.

Qual è il contributo che ENGINEERING ha dato al cambiamento?

C’è un processo in atto di fortissima trasformazione in tutti i settori, dalla PA all’industria alle banche e alle telco. La digitalizzazione di questi settori porta ad autentiche trasformazioni anche nel rapporto con i cittadini – se pensiamo alla PA – e con i clienti delle varie tipologie di industria. Engineering opera in tutti i settori giocando lo stesso ruolo: aiutare  aziende, pubblica amministrazione e enti ad avere i maggiori benefici possibili dalla tecnologia, puntando sui grandi investimenti e sul fatto di essere orgogliosamente indipendenti. A differenza di altre grandi multinazionali, più vincolate a particolari tecnologie, noi sviluppiamo soluzioni ad hoc usando quelle che riteniamo migliori a beneficio del cliente. Questa è la chiave del nostro successo, che ci ha fatto crescere fino ad arrivare a 10.300 dipendenti, per il 90% in Italia e gli altri nelle varie sedi che abbiamo nel mondo, diventando la più grande azienda di questo settore.

In oltre 30 anni di attività, lei c’è sempre stato, quali sono stati i passaggi epocali?

Uno di questi è stata la quotazione in Borsa nel 2000 che ci ha dato le risorse per investire e crescere in modo continuo e soprattutto sano. La nostra è un’azienda solidissima dal punto di vista economico e patrimoniale, ha avuto sempre bilanci in attivo e ha sempre reinvestito gli utili in azienda che, grazie alla visione dell’imprenditore, è la chiave di maggior successo. Per un’azienda tecnologica, che deve peraltro competere con grandi multinazionali con risorse illimitate, la capacità di investimento è determinante per crescere.

Rispetto al tema più ampio di digitalizzazione e lavoro al sud, si tratta di una concreta opportunità per i giovani? Realtà come la nostra sono una soluzione all’emergenza del lavoro al sud. Produciamo software, e per farlo ci serve un PC, una scrivania e una connessione a internet. Non servono infrastrutture e impianti. Engineering è un’azienda di trasformazione anche perché trasforma l’intelligenza in soluzioni e al sud c’è tanta intelligenza.

Investite molto in ricerca e sviluppo e le considerate determinanti per i risultati. Mi racconta di questa scelta? E’ una scelta obbligata. In un settore che si rinnova continuamente, dove un ciclo tecnologico in media dura due o tre anni e poi si deve ricominciare, la ricerca e lo sviluppo sono vitali. L’innovazione si cavalca o si subisce. Se si vuole cavalcare si deve investire, e molto. La nostra azienda si basa per il 90% sulla ricerca e sviluppo, su competenze che vanno sviluppate e aggiornate, per un 10% si  basa su impianti, che per noi sono le infrastrutture dei datacenter.

Chi lavora da noi deve essere costantemente sottoposto a cicli di aggiornamento, La formazione, su cui investiamo molto, è fondamentale.

Parliamo di soluzioni Industria 4.0, alcune adottate anche dall’industria aerospaziale americana. In Italia?Lavoriamo alla digitalizzazione delle filiere produttive, con soluzioni di manutenzione predittiva e molto altro. Abbiamo clienti come MONSANTO, FCA ma anche FERRERO, LAVAZZA e molti altri

Come prosegue la vostra ricerca di personale, non è vero che la digitalizzazione riduce i posti di lavoro? No, al contrario. In passato si sono persi posti di lavoro perché non si è automatizzato, e le aziende sono andate all’estero dove il costo del lavoro è più basso. Oggi con l’industria 4.0 ciò che conta è la qualità dei dipendenti. Non conviene più produrre in Cina per poi vendere in Europa. Conviene produrre in Europa. Le aziende stanno tornando in Italia, dove devono però trovare professionalità, altrimenti vanno in Germania.

Qual è l’attività in Campania di cui andate più fieri che state realizzando?

La sanità. Abbiamo obiettivi importanti per semplificare l’accesso ai servizi sanitari dei cittadini.

Il 2017 vi ha visto raggiungere e superare tutti gli obiettivi di fatturato. Quest’anno?

Vogliamo crescere ancora in modo significativo, anche con assunzioni in Campania, a Napoli  e in generale al Sud.

Essere AD di un’azienda così importante, le fa sentire più l’orgoglio o il peso della responsabilità?

Una grandissima responsabilità, nei confronti dei colleghi,  del Paese, perché seguendo progetti importanti per la PA abbiamo la responsabilità di tenere in piedi la macchina produttiva senza sbagliare e, infine, nei confronti degli azionisti senza i quali questa azienda non esisterebbe.Sono ricambiato dal fatto di sapere che c’è – e lo abbiamo misurato con un’indagine interna – un grande orgoglio e senso di appartenenza al Gruppo.